Agorà Lab: immaginare la “rivoluzione”

Lei è all’ orizzonte. […]

Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.”

Edoardo Galeano

Il future lab è quel processo di costruzione di mondi utopici. Di riappropriazione dell’idea di futuro. In un mondo culturalmente e mediaticamente influenzato dal concetto della “mancanza di alternative”, da un nichilismo che conserva e fossilizza gerarchie e dalla staticità sociale, anche il giovane è gravato da questo peso.

I giovani sono tanti, di differenti impostazioni e afflati ideali, bisogni, emozioni e culture. Ma sono tutti resi affievoliti ora… Silenziati.

Agorà Lab vuole dar quindi voce a questo bisogno di far emergere nuovi orizzonti di futuro. I liceali del Frisi, i giovani di Cederna, gli attivisti dei movimenti ecologisti, tutti uniti in un grande laboratorio di catarsi collettiva.

Prima hanno immaginato che cosa succederebbe alla città come Monza tra cent’anni, estremizzando gli elementi negativi che vedono intorno a loro. Hanno così creato la distopia: quattro città immaginarie poi diventate un questionario di 30 domande rivolto a tutta la città monzese, per capire quali paure agitano i sonni dei loro concittadini.

Centinaia e centinaia di dati raccolti: una cartografia, una mappatura del posizionamento per fasce d’età delle  persone rispetto a questi quattro scenari.

E poi il ribaltamento. La creazione, sempre nel laboratorio collettivo, di quattro soluzioni ideali e di quattro strategie pratiche reali e concrete per raggiungerle. Quattro utopie per un nuovo questionario, per un sondaggio rivolto alla città, ai movimenti, alle scuole. Per tematizzare e mobilitare il confronto tra più generazioni su “cosa fare” in un mondo pericolosamente in bilico tra grandi speranze e grandi baratri.

Se i “giovani sono il futuro”, Agorà Lab presenta alla città di Monza i loro orizzonti di senso, educandoci dunque a rimetterci in marcia.

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